Roberto Bandini | Studio
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Studio

Studio
Mi sono diplomato in Elettronica e Telecomunicazioni con votazione 88/100 presso il prestigioso I.T.I.S. Tullio Buzzi di Prato.
Ho proseguito gli studi all’università, laureandomi in Ingegneria Informatica a Firenze.
 
Nel mentre, ho svolto sempre all’università il modulo professionale grazie al quale sono anche diplomato come esperto di applicazioni web.
Sto ottenendo infine la seconda laurea, magistrale, sempre in Ingegneria Informatica presso l’Università di Firenze.
 
Questo è il sunto breve dei miei studi.
Di seguito un collegamento ad una pagina che raccoglie appunti e documenti utili raccolti durante gli studi universitari.
Seguono, una pagina dedicata ai progetti realizzati durante gli studi ed un breve racconto della mia vita da studente.
 
APPUNTI UNIVESITA’: clicca sulla scritta per accedere ad una pagina che elenca vari appunti e file utili raccolti durante i miei studi universitari di Ingegneria Informatica a Firenze.
 
PROGETTI SVOLTI: clicca sulla scritta per accedere ad una pagina che elenca vari progetti svolti durante i miei studi universitari di Ingegneria Informatica a Firenze.
 
LA STORIA: cominciamo! Cominciamo dall’inizio, da quello vero e quindi… dall’asilo!
Quando l’ho fatto io l’asilo si può dire che in sostanza era puro divertimento.
Certo, non conoscendo ancora altro nella vita, noi bambini riuscivamo a trovare pure lì qualche difetto: “Uffa sono già le 9:00, mi devo svegliare per andare all’asilo!”.
E così mi divertivo con amici che ho ancora adesso, ma non solo!
Mi ricordo che lottavo contro una banda per una bambina che mi piaceva, ma che “frequentava” un altro… le risate!
Comunque sia, tra automobiline, pisolini pomeridiani e disegni vari, pare che già allora mostravo certe mie caratteristiche.
Pare che le mamme all’epoca narravano “le mie gesta” in quanto comandante nell’ombra, nonché sorta di Lucignolo trascinatore di altri bambini.
Già allora si presentava la situazione in cui io ero quello fisicamente più piccolo accompagnato da altri grandi e grossi, ma che però si faceva seguire dagli altri illudendo qualcuno di essere il capo.
Caspita! Suona perfido no? Chiaramente era un mondo per fortuna quasi esclusivamente fatto di giochi e risate.
Sebbene in certe occasioni le suore fossero costrette a chiedere a mia madre di dirmi qualcosa, tipo come quando m’ero inventato di provare a scendere lo scivolo al contrario con tutti i bambini che appunto vedendo me mi seguivano provandoci pure loro.
 
Ho impressa in modo indelebile nella mente una scena durante la quale lasciavo l’asilo e salutavo chi mi aveva seguito.
Che cosa meravigliosa il fatto che a quell’età pochi anni ci sembrano un’epoca!
Iniziavano le scuole elementari, iniziavano così i compiti, le maestre, la lavagna etc…
Un altro episodio che mi è impossibile scordare è il mio ritorno dal primo giorno di scuola.
Mio padre mi chiese che cosa avessi fatto ed io già da subito cominciai a rispondere… “Oh niente…”.
In realtà qualcosa facevamo e soprattutto la prima maestra che abbiamo avuto, che era già abbastanza vecchia, fu la migliore e ci insegnò molto.
Ricordo che a ricreazione ci si rimproverava addirittura tra di noi “Hai detto una parolaccia!”.
Niente di simile a ciò che credo sia oggi, forse!
Poi arrivò la storia delle tre maestre al posto di una… nuovi compagni, nuove cose, ma sempre tanto divertimento.
Anche perché io ero di quelli che i problemini di matematica li faceva a mente nel tempo che tornava a casa a piedi.
Tragitto nemmeno molto lungo in verità… è vero che a me in quegli anni sembrava tutto molto facile in generale, anzi spesso non capivo come gli altri non riuscissero a fare lo stesso.
Durante l’esame di quinta elementare non sapevo come tenermi a freno per il fatto che mentre vedevo parlare gli altri bambini, sapevo tutte le loro risposte che a loro non venivano.
Ad un mio amico dissi di sbrigarsi a fare il problema di matematica, così andavamo a casa a giocare e giustamente la maestra mi disse di dargli il suo tempo… io avevo già finito e vedevo un po’ tutto come una cosa da sbrigare in fretta per tornare a fare ciò che preferivo.
In particolare, durante le elementari, ero “il re dei cartelloni”.
Sapete, quei pezzi di cartone che si appendevano e sui quali disegnavamo illustrando storie, fatti e così via.
A me piaceva moltissimo, mi riusciva bene e la maestra era spesso estasiata lei stessa.
Ero bravo, molto bravo forse, ma nell’astratto, non nel disegno classico.
La cosa più bella che creai fu il disegno per l’esame delle elementari, ma per qualche dettaglio in più al riguardo forse vi merita leggere la pagina dedicata all’Arte!
Per la maestra di scienze portai come argomento l’elettricità… ma lei mi conosceva e quando cominciai dall’inizio, ovvero descrivendo com’è composto un atomo… mi fermò subito, era inutile darmi il via facendomi parlare chissà per quanto!
Ero un bambino che a casa aveva creato un suo laboratorio personale corredato di robe elettroniche di ogni tipo.
 
Poi le scuole medie, un altro salto ancora.
Non che alle elementari fossi un secchione, anzi, già avevo un mio modo di fare per il quale le cose le sapevo, ma già pensavo fosse relativamente inutile far tutto quello che ti dicevano come degli automi.
Alle medie però cominciai bene, ma… la prima metà del primo anno a mia madre i prof. dicevano “Ah com’è bravo!”, mentre la seconda metà dell’anno invece non erano per niente così contenti… perché?
Ebbene, mi ero accorto che in sostanza anche se eri una capra ti passavano comunque e quindi mi chiedevo perché dovessi perder tempo a studiare per far di più di quanto mi bastava per andare avanti senza essere insufficiente.
Per carità, col senno di poi forse se tornassi indietro mi impegnerei sicuramente un po’ di più, ma alla fine non era certo solamente colpa mia.
Sia genitori che insegnanti sono tenuti a guidare nel miglior modo possibile i ragazzi.
Il processo di istruzione e di educazione è un qualcosa che non si può associare solo ad uno dei tanti fattori.
Tutto entra in gioco e tutto è responsabile.
Comunque sia, a parte ciò, anche le medie non erano niente di che infatti ad impegno.
Il più pure lì era gioco, con la differenza che la situazione ormonale iniziava a farsi seria e nonostante tutto anche a quei tempi molto ruotava intorno alla curiosità verso l’altro sesso.
L’esame delle scuole medie probabilmente fu talmente banale che nemmeno lo ricordo, a parte una scena nel giardino della scuola dove ci preparavamo blandamente insieme alla prof. di italiano.
Prof. che tra l’altro tentò di insegnarmi anche il latino, dedicando alcune ore del pomeriggio.
Io però mi rifiutavo, avevo già scelto la scuola superiore dove andare e non era un liceo, quindi latino e greco non essendo nel mio prossimo futuro erano per me da evitare.
Anche qui, col senno di poi, cercherei sicuramente di imparare qualcosa lo stesso, ma si sa che questo è qualcosa che spesso vale un po’ per tutti.
 
La scuola superiore che scelsi era il Buzzi, un istituto tecnico statale che nonostante ciò era reputato come la scuola migliore e più difficile della città e dei dintorni vari.
Famosa anche a livello regionale e nazionale per questi suoi aspetti ed intimamente legata al contesto lavorativo cittadino.
Sicuramente nel tempo è cambiata, come anche la città è cambiata.
Ma ancora quando ci andavo era sicuramente tutt’altra storia rispetto alle altre scuole.
C’erano dei punti fondamentali… prima di tutto, almeno finché ci son stato io, di ragazze ce n’erano poche… al massimo io ne ho avute tre in classe, delle quali una era la mia bis cugina Linda Collini, che quindi già conoscevo perché da bambini giocavamo insieme a riunioni di parenti e simili… e già famosa allora per bravura, simpatia e… chiaramente bellezza.
La scala di voti era diversa… o meglio… un nostro 7 spesso era un 10 di altre scuole… noi infatti i 10 non li abbiamo quasi mai visti.
Non ho mai frequentato molto le occupazioni ed altre cose del genere, o meglio, l’ho fatto, ma più in altre scuole, dove avevo altri amici e dove mi rendevo conto che in confronto a noi parevano ancora all’asilo… non per voler essere cattivi, ma questa era la sensazione quando ci entravi.
Quando iniziai il Buzzi avevo già in mente che volevo fare il triennio in Elettronica e Telecomunicazioni.
Il biennio, dava una preparazione generale buona per tutti gli indirizzi, condita da Fisica, Biologia, Scienze della Terra, Chimica e così via…
In realtà avrei voluto fare il triennio in Informatica, ma all’epoca non raggiungeva mai il quantitativo minimo di alunni, limite che venne raggiunto solo quando io ormai ero già all’università ed i tempi eran cambiati.
Alle scuole medie qualcuno, professori compresi mi prendeva un po’ in giro avvisandomi: “Guarda che il Buzzi è una scuola per genii!”.
Più lo sentivo dire, più avevo voglia di frequentarla.
Io poi avevo più presente di loro la storia che alle medie non inserivo mai più della terza marcia per far quel che dovevo fare.
Al Buzzi invece dovetti applicarmi un po’ di più, in realtà nemmeno più di tanto.
La prima metà del primo anno servì a capire come funzionava la nuova giostra con cui avevo a che fare.
Venivamo dalle medie ed eravamo catapultati in una mondo completamente diverso, diverso bene, non come per altre scuole appunto.
Era come essere già a lavorare, d’altronde lì un tempo si preparavano coloro che poi si sarebbero dovuti ritrovare in ruoli comunque importanti nelle aziende della città.
Ci fu la classica strage per cui quella scuola era già famosa, poiché infatti venivano promosse a volta solamente metà alunni per ogni classe.
Ma io ne uscii vincitore già dopo quei primi mesi e va detto che fu una grande soddisfazione chiaramente.
Infatti arrivati alla primavera ero l’unico in classe ad avere tutte sufficienze.
Esatto, avete capito bene, non è che ero l’unico ad avere tutti dieci, avevo tutte le sufficienze e tutti gli altri… no.
Poi qualcun altro si svegliò, mi fece compagnia e mi superò anche, soprattutto perché io mi “calmai” di nuovo un attimo.
Si delineò di nuovo una situazione dove se eravamo 20-30 alunni, io stavo nei primi 5 della classe e ci stavo senza ammazzarmi di studio, anzi.
Questo valeva anche per gli altri 4 che in media mi facevano “compagnia”… eravamo tutti impegnati su più fronti, anche sportivi.
Se ricordo bene, c’era chi la mattina  si svegliava e andava ad allenarsi anche prima di venire a scuola e chi come me passava l’intero pomeriggio in bici per gli allenamenti di ciclismo.
Infatti io il più lo facevo o direttamente in classe, del tipo all’ora prima ti leggo Storia e all’ora dopo ti prendo più degli altri che hanno studiato il giorno prima a casa, o del tipo, soprattutto, che dopo un centinaio di km in bici, la sera dopo cena mi addormentavo sul libro.
Detta così può suonare un po’ antipatico ed altezzoso, ma è la verità.
Chiaro che umanamente fa sempre piacere star dalla parte di quelli che stanno meglio e vincono facilmente, almeno in quel caso, ma secondo me, sempre e ancora col senno di poi, è sempre un sintomo che qualcosa nel processo di istruzione ed educazione poteva essere migliorato.
I primi due anni di superiori ero capace anche di studiare di notte quando ce n’era bisogno, vizio che poi ho perso dalla terza superiore in poi, tra l’altro l’anno più facile.
Con la quarta invece, il più difficile, dovetti cedere il passo, o meglio, così ho voluto fare perché il ciclismo e le prime ragazze prendevano troppo tempo ed io mi presi una pausa per sistemare la mia vita di ormai neo maggiorenne.
Decisi in primavera di darci un taglio con la scuola, per auto-bocciarmi e riprendere l’anno dopo.
Nel mentre avrei chiuso la stagione di ciclismo e sistemato un altro paio di cose.
Chiaro che i prof. erano intristiti ed arrabbiati davanti a me che rifiutavo di andare a scuola, visto che ero tra i migliori, ma ormai la mia decisione l’avevo presa.
Decisione che poi s’è comunque rivelata una buona cosa, infatti l’anno dopo son ripartito con entusiasmo.
Oramai mi ero iscritto in palestra, perché ci andava già un amico e l’anno dopo mi sarei segnato anche a Kung Fu.
Niente a che vedere col ciclismo, avevo molto più tempo, al confronto quasi non sapevo che fare.
Senza contare che io le cose le sapevo già, non è che ero bocciato perché non capivo e così via, infatti mi divertivo pure a intimorire gli altri alunni della nuova classe, o a insegnargli.
Intimorirli perché noi ci preoccupavamo per la difficoltà degli argomenti eventualmente così io gli avvertivo su cosa avremmo fatto poi, divertendomi bonariamente.
Questo anche perché con la nuova classe mi trovai ancor meglio che con l’altra ed anche qui feci a suo modo centro.
Da lì in poi le cose tornarono a filare liscio per tutti, ovvero, sia per me che per i professori, poiché ero tornato ad essere quello bravo che anche facendo relativamente poco riusciva a stare tra i 5 migliori nella classe.
L’ultimo anno, visto che c’era l’esame di maturità con votazione e tutto, ad un certo punto cercai di darmi un po’ più da fare per alzare un po’ i voti ed il punteggio finale.
Quello che mi è piaciuto di più è stato un progetto che abbiamo fatto tutti insieme in classe: un’automobilina creata con il Lego che grazie a dei sensori riesce a girare da sola per la stanza evitando gli ostacoli.
Penso che un po’ tutti fummo presi dal progetto, anche chi di solito studiava meno.
In particolare io ho voluto occuparmi della programmazione del microprocessore, insomma del cervello dell’automobilina, quindi del programma che controllando i sensori le diceva dove andare mentre viaggiava.
Forse anche questo contribuì a farmi scegliere poi Ingegneria Informatica anziché Ingegneria Elettronica all’università.
Tante volte ci ritrovavamo ai banchi a montare circuiti sui quali impazzivamo con l’oscilloscopio.
Inoltre, mi stavo iniziando ad interessare sempre di più al web, ad Internet e così via.
Pensai che comunque era da quando ero bambino che stavo dietro all’Elettronica e che visto che comunque i primi anni di università erano simili per tutti i tipi di ingegneria dell’informazione, allora valeva tanto fare Ingegneria Informatica e così completare anche le conoscenze specializzandosi in quel settore.
 
Cominciai così l’università a Firenze, Ingegneria Informatica… anche se all’epoca non contava passai il test di valutazione ridendo, perché un famoso professore disse che chi non lo aveva azzeccato… beh ormai il cervello a quell’età è formato…
Gelo! Perché già da lì si capiva come girava quella nuova giostra!
Una giostra che tra l’altro è chiaramente ben diversa dalla scuola, dove vi è uno schema più preciso per il quale sei un po’ obbligato a studiare, tra interrogazioni e compiti vari.
All’università invece sei tu che gestisci tutto, soprattutto quando non c’è nemmeno l’obbligo di frequenza!
Infatti per la prima metà dell’anno buona non feci quasi niente, coccolato dal fatto che qualsiasi cosa vedessi, dalla matematica alla fisica, passando per calcolatori elettronici e chimica, fosse già vista in buona parte alle superiori grazie alla scuola che avevo fatto.
Il punto cruciale però era che già da un po’ avevo iniziato a lavorare nel campo dei siti Internet, per conto mio o insieme ad altri amici.
Avevo già le mie idee… era il 2002, ancora Facebook non c’era, come tante altre cose divenute famose poi… eppure io già progettavo pure io community dove iscriversi mettendo fotografie e comunicando attraverso messaggi… cose che avrei realizzato dopo anche se non con la bravura e la fortuna di Zuckerberg evidentemente.
Insomma, va bene l’università, ma la mia testa lavorava già a 360° concentrata su altre cose.
Così cominciò la mia vita da studente universitario “per modo di dire”, perché alla fine mi dividevo tra più cose: studio, lavoro per altri, lavoro in proprio… progetti, progetti, sogni!
Ovviamente, mi è capitato di fare così perché ho potuto farlo, sebbene nel mio piccolo, in tutti questi anni ho anche rinunciato a diverse cose, in quanto, sicuramente non ho mai fatto la fame, ma non sono mai stato tra chi sta relativamente e veramente bene… insomma, nessuno mi ha mai comprato l’auto che va di moda e nemmeno l’ho voluta io… o cose del genere, tanto per dire.
Quindi so esattamente cosa vuol dire sudarsi il pane ed inseguire i propri sogni avendo a disposizione a volte niente se non tanta passione.
A seconda dei periodi e degli anni facevo più o meno esami, ed ero concentrato più su un fronte che su un altro.
Tra il 2002 ed il 2003 ho lavorato in modo indipendente, spesso insieme ad amici, seguendo già la creazione di alcuni portali che inventavamo in proprio o che dovevamo fare per altri.
Successivamente sentii il bisogno di lavorare in modo più serio. Un po’ per capire com’era, un po’ per avere dei soldi propri… era il momento di fare questa esperienza.
Mandai il curriculum a destra e a manca su Internet e mi telefonarono diverse persone ed aziende, complice il fatto che già mi cercavano da quando avevo finito la mia famosa scuola superiore.
Alla fine andai a lavorare in una webagency a Firenze, dove passai circa un anno sviluppando io stesso dei CMS che poi l’azienda rivendeva a vari clienti.
Imparai diverse cose, avevo il mio primo stipendio e facevo una vita abbastanza infernale, perché nel mentre seguivo anche le lezioni all’università.
Giusto quello, perché contando che solo per gli spostamenti arrivavo a prendere fino a 5 tra treni ed autobus al giorno, di tempo e di forze, nonostante i 22 anni circa, ne rimanevano ben poche… e sì, chiaro, andavo pure in palestra se riuscivo!
Di lì a poco conobbi quasi per caso via Internet il mio socio-amico Claudio Santori… iniziammo a lavorare insieme, scoprii molte altre cose anche grazie a lui e una volta resomi conto che da solo o comunque con lui volendo, potevo guadagnare molto di più, e resomi conto anche del fatto che altrimenti pure all’università non riuscivo a fare un tubo… lasciai il lavoro alla webagency, dopo aver provato a negoziare un compenso più alto.
Tra le altre cose, all’università iniziavo a vedere un briciolo di vera ingegneria informatica e capivo bene che non desideravo rimanere a fare il programmatore in una webagency, ma aspiravo a cose più grandi e complesse in tutti i sensi.
Continuai così a lavorare a vari progetti e per vari clienti, da solo, con Claudio Santori e con altri amici come Devid Li Vecchi e Cristian Paoli per esempio.
Poi arrivò l’intuizione, grazie al sito RomaDiscoNight che già possedeva Claudio Santori, e la creazione di un sito per Firenze che si occupasse allo stesso modo di fotografie, locali, community.
Qui vi merita leggere il mio breve riassunto legato alla storia del Disco Night Network, che creai successivamente e che coinvolse una incredibile quantità di persone.
Era il mio Facebook, si potrebbe dire, partiva tutto dall’idea di mettere su Internet le foto fatte in discoteca e negli altri locali.
All’epoca nessuno aveva ancora una fotocamera digitale a portata di mano, ce n’erano pochissime, stavamo ancora ai rullini.
Grazie alla collaborazione con l’agenzia di modelli, cubiste e quant’altro, di un mio amico, ho vissuto in prima persona tutti i locali dei dintorni, facendo foto alle ragazze, pubblicandole quando ormai era già mattina, creando una community e diffondendola poi in un sistema per il quale io potevo stare a casa ed i PR potevano farsi il loro sito con le loro fotografie.
Tutto stava già cambiando, Facebook era ancora lontano, ma pian piano le cose prendevano una nuova piega, ed io con loro.
Mi ero stancato, come si capisce nella storia che racconto, di quel mondo che mai mi era appartenuto, a me interessava l’aspetto di gestione, di creazione, di portare qualcosa di utile e divertente per tutti e di guadagnarci, mentre facevo altro, studiare ingegneria informatica, andare in bici o in palestra e così via.
Il mio progetto cambiò quindi da, un singolo sito per la città di Firenze ad un network automatico di siti web per PR e locali, a… un qualcosa di ancora migliore, che avevo in mente e sul quale avevo iniziato a lavorare insieme ad un altro amico ingegnere che aveva studiato con me e sicuramente migliore di me nella programmazione.
Purtroppo però l’evoluzione del progetto a quel punto si fermò, era la fine del 2008 ed io mi sentii male e lo sono stato per quasi tutto il 2009.
Nessuno ha mai capito cosa avevo, i medici non sapevano che pesci prendere, avevo tutto sballato… sangue, cuore, pressione, ormoni…
Qualunque cosa fosse, anche “semplice” stress ipotizzato da tanti visto che non si sapeva cosa pensare, mi ha fatto perdere mesi, anni e tante forze, convinzioni… ma non ho mai mollato, sebbene da lì in poi di problemi ne ho avuti tanti, ho continuato ad inseguire i miei sogni, a fare gli esami all’università, che non avevo mai dimenticato e per i quali non avevo mai avuto problemi.
Addirittura, nel 2005-2006 presi un diploma in più legato all’università ed alla regione Toscana, in programmazione di applicazioni web.
Feci il tirocinio in un’azienda a Firenze, la Datapos, insieme ad un amico, e nel mentre lavorai con loro anche su altri fronti.
Ci fu un periodo, una fine dell’anno, dove riuscii a fare circa 7 esami in 3 mesi, studiando pure per Natale, ultimo dell’anno e primo dell’anno.
Nonostante all’università mi sia reso ben conto di non essere forse tra i più bravi, come succedeva a scuola, probabilmente anche a causa del mio scarso impegno, non ho mai avuto però problemi nel superare esami.
Ho visto amici bocciare 7 volte un esame che io passavo alla prima senza nemmeno aver studiato troppo.
Ho visto amici che si sono laureati appunto all’incirca quando mi sono laureato io sebbene io in quegli anni avessi fatto quasi tutto tranne studiare.
E per quasi tutto intendo anche divertirsi per carità, oltre ai problemi di salute ed ai progetti ed i sogni di lavoro sui siti web.
Ad ogni modo, tra un progetto di lavoro ed un problema di salute, negli ultimi anni ho tenuto duro e mi sono laureato anche io in ingegneria informatica, facendo una tesi per l’ospedale di Careggi a Firenze, una integrazione di applicazioni diverse tramite enterprise service bus, qualcosa che almeno è veramente utile per tutti.
Nel frattempo è diventata cosa assodata che sono anche una sorta di scrittore ed artista affermato.
Mi hanno ripetuto fino allo sfinimento, soprattutto il pubblico femminile, che devo scrivere anche libri.
Ad un certo punto, l’apprezzamento era tale da domandarsi seriamente se mollare tutto e dedicarsi solamente alla scrittura.
Ma sono anche molto critico e poi l’arte non è un qualcosa che mi piace fare a comando, ma solo quando c’è l’ispirazione, i soldi vengono dopo.
 
Al momento sto vedendo di prendere anche la seconda laurea, la laurea magistrale, come si chiama adesso, sempre in ingegneria informatica e sempre mentre curo i miei progetti, di lavoro o meno che siano.
Questo nonostante in tutti questi anni mi sia fatto l’idea che il sistema universitario e di istruzione sono molto da migliorare.
Sono troppo schematizzati, caoitici. Spesso c’è una incredibile perdita di tempo e si imparano un sacco di cose a pappagallo per poi dimenticarle.
Senza contare che potremmo benissimo mettere a disposizione le lezioni su Internet, sia in streaming, sia registrate da rivedere su siti come Youtube interagendo eventualmente in tempo reale con domande e risposte.
Questo aiuterebbe gli studenti che abitano lontano, evitando molti problemi e perdite di tempo, ma non solo.
Aiuterebbe tutto il mondo dato che è comunque condivisione gratuita di conoscenza.
Com’è ben noto in Italia vi è troppa teoria in certi campi e finisce che nel concreto molti non sanno fare niente e non sanno nemmeno cosa vorrebbero veramente fare.
Bisognerebbe avere un approccio diverso dove gli studenti vengono seriamente assistiti, sia nello studio, sia nel capire che cosa amano fare veramente, in che cosa possono veramente essere migliori, bravi.
Il tutto andrebbe legato molto di più al mondo del lavoro ed anche alla possibilità di viaggiare e condividere ambienti diversi ove formarsi.
Una programma come l’Erasmus dovrebbe essere obbligatorio, come anche scrivere la tesi pure in inglese e magari farla all’estero.
Se poi qualcuno ha delle idee, come ne avevo pure io già tanti anni fa, bisognerebbe agevolare lo studio in relazione a determinate idee, sempre se valide, coinvolgendo università ed aziende.
Probabilmente molte cose già ad un certo livello vengono fatte, ma questo è sicuramente insufficiente, come lo è tendenzialmente il resto per forza di cose se non si investe abbastanza nel campo in modo comune, statale e pubblico.
 
Sicuramente, capacità di scrittore, artista, trascinatore o meno, nonostante tutto il settore su cui focalizzarmi  e che mi interessa anche per l’ingegneria informatica resta quello che comprende Internet, web e così via.
Quindi è su questi fronti che per ora cerco di continuare a concentrarmi, che sia scrivendo, studiando o realizzando altri sogni o progetti.
 
Ultimo aggiornamento: 17/12/2011